Sanità
ARCOVERSO permette di interagire in modo semplice con le strutture pubbliche e private in ambito sanitario.
La realtà virtuale sta trovando numerose applicazioni in campo medico, offrendo vantaggi significativi in diversi ambiti:
Riabilitazione
La VR è molto utile per la riabilitazione di pazienti con disabilità motorie o sindrome dell’arto fantasma. i visori VR e imaging cerebrale per aiutare le vittime di ictus nel recupero. La VR è stata impiegata anche per alleviare il dolore fantasma negli amputati.
Terapia del dolore
In alcuni campi della medicina, come l’ambito farmaceutico, la VR ha dimostrato efficacia per alleviare il dolore. Ad esempio, i pazienti, prima e dopo interventi chirurgici, in esperienze paradisiache di realtà virtuale, con risultati positivi sul dolore e sullo stress.
Autodiagnostica migliorata
La VR e la realtà aumentata (AR) possono essere utilizzate per l’autodiagnostica, soprattutto nelle aree in cui è difficile raggiungere gli ospedali. Questi sistemi forniscono una panoramica più precisa per determinare se una persona richiede controlli e cure ospedaliere o se può essere curata a casa.
Diagnosi di disturbi mentali e Neurodegenerativi
Gli ambienti di realtà virtuale possono aiutare i medici a effettuare diagnosi accurate ed efficaci di disturbi mentali, come il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) nei bambini o la sindrome da stress post-traumatico (PTSD) negli adulti.
Diagnosi precoci di Alzheimer e Parkinson oltre a rallentare gli effetti di tali patologie Neurodegenerative. L’intelligenza artificiale applicata ai Big Data medici può aiutare a individuare soggetti a rischio e interpretare sintomi, semplificando la diagnosi precoce di malattie come quelle cardiovascolari, respiratorie, tumori e demenza. Quindi, la VR e l’AR hanno dimostrato di poter migliorare la diagnosi precoce di diverse patologie, rendendola più accessibile, accurata e personalizzata.
La realtà virtuale si sta rivelando un valido strumento per la riabilitazione dei pazienti affetti da malattia di Parkinson. Diversi studi hanno dimostrato che l’utilizzo di exergames in realtà virtuale non immersiva, associati alla fisioterapia tradizionale, può portare a significativi miglioramenti nell’equilibrio e nel benessere mentale di questi pazienti. In conclusione, la realtà virtuale, sia in forma immersiva che non immersiva, si sta rivelando uno strumento promettente per la riabilitazione e lo studio dei meccanismi alla base del Parkinson, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da questa patologia neurodegenerativa.
La realtà virtuale, sia in forma immersiva che non immersiva, si sta rivelando uno strumento promettente per la riabilitazione dei pazienti affetti da malattia di Parkinson. Diversi studi hanno dimostrato i seguenti benefici rispetto alla fisioterapia tradizionale:
Miglioramento dell’equilibrio e della stabilità posturale. Uno studio italiano multicentrico ha confrontato due protocolli riabilitativi domiciliari, uno basato sulla realtà virtuale non immersiva e l’altro sulla riabilitazione convenzionale. I risultati hanno evidenziato maggiori benefici per il gruppo che ha utilizzato la realtà virtuale.
Miglioramento della forza, destrezza e coordinamento degli arti inferiori. La realtà virtuale immersiva in particolare può favorire la riabilitazione degli arti superiori nei pazienti con Parkinson.
Benefici a livello emotivo e sociale. L’utilizzo di ambienti virtuali stimolanti e coinvolgenti può migliorare il benessere mentale dei pazienti.
Possibilità di studiare i meccanismi neurofisiologici alla base della malattia. La combinazione di realtà virtuale immersiva ed elettroencefalografia potrebbe fare luce sul ruolo del rilascio di dopamina durante l’esecuzione di compiti motori.
La realtà virtuale si sta rivelando uno strumento promettente per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer rispetto ai test clinici tradizionali per diversi motivi:
Permette di valutare in modo più sensibile e specifico le prime alterazioni cognitive tipiche dell’Alzheimer, come compromissioni della memoria spaziale allocentrica. Uno studio guidato da Denis Chan ha messo a punto un metodo che utilizza la realtà virtuale immersiva per analizzare il funzionamento della corteccia entorinale, una delle prime aree colpite dalla malattia.
Consente di identificare i segni precoci di declino cognitivo anche 10-15 anni prima della comparsa dei sintomi clinici. Questo è fondamentale perché uno dei principali motivi del fallimento delle terapie è il ritardo nella diagnosi.
Permette di raccogliere dati più dettagliati e accurati rispetto ai test tradizionali. Ad esempio, il videogioco Sea Hero Quest in realtà virtuale può misurare 15 volte più dati rispetto alla versione per smartphone, separando le informazioni su dove guarda il paziente e dove si muove la barca virtuale.
Può essere utilizzato per creare database affidabili sulle abilità cognitive e motorie dei pazienti, utili per indagini scientifiche sui meccanismi della malattia e su possibili metodi di trattamento.
Diagnosi precoce: Studi hanno dimostrato che la realtà virtuale può identificare i primi segni di declino cognitivo anche 10-15 anni prima della comparsa dei sintomi clinici. Questo è fondamentale perché uno dei principali motivi del fallimento delle terapie è il ritardo nella diagnosi.
Valutazione più accurata delle abilità cognitive: Applicazioni di realtà virtuale permettono di raccogliere dati molto più dettagliati e precisi rispetto ai test tradizionali, separando informazioni su dove guarda il paziente e dove si muove nell’ambiente virtuale.




